Segreteria

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La Nuova ASCOTI richiama il Governo Nazionale, i Presidenti delle Regioni e i Direttori Generali delle Asl al rispetto della salvaguardia della salute, della vita degli operatori sanitari e delle loro famiglie. Gli ortopedici sono al fronte con tutti gli altri.

La popolazione ci chiama EROI, ma chi ci governa non può trasformarci in MARTIRI.

Siamo professionisti con la missione di curare e salvare se possibile, la vita altrui, ma chiediamo alle Istituzioni di rispettare con i fatti il loro dovere, anch’esso costituzionale, di preservarci il diritto alla salute.

Pretendiamo di essere tutelati, seconde le migliori pratiche internazionali, nello svolgimento del nostro lavoro.

Per essere il migliore Servizio Sanitario al mondo (la politica se n’è fregiata), dobbiamo essere trattati con dignità, e non mandati allo sbaraglio.

Secondo le direttive OMS ogni lavoratore sanitario dovrebbe avere una scheda-intervista della ASL con i seguenti dati, finalizzati al corretto uso di ogni mezzo di tutela della salute del lavoratore e stabilendo, quindi, la categoria di rischio:
1. stabilire se il medico sia stato nella stessa casa o nella stessa stanza con pazienti successivamente confermati positivi al Covid-19;
2. stabilire se il medico si sia mai incontrato a meno di un metro con persone successivamente confermate Covid-19 positivi.

Nei suddetti casi Il medico va considerato come tutti gli esposti al possibile contagio e, quindi, va ricostruita la sua storia personale con le proprie patologie e le modalità (inclusi i contatti accidentali con liquidi biologici), annotando la frequenza degli incontri e valutando il tipo di protezione usata durante tutti i possibili contatti.

In base a queste valutazioni la Asl deve assicurare il diverso management previsto dall’OMS per lavoratori ad alto o basso rischio di malattia Covid-19.

Per l’ortopedico, cui il traumatizzato arriva per trasferimento, è fondamentale che le Direzioni Sanitarie abbiano definito e controllato le procedure per la valutazione del grado di rischio del paziente.

L’ortopedico in ambulatorio e nelle consulenze in Pronto Soccorso deve essere messo in condizione di agire in sicurezza, con dotazioni di DPI adeguate, in un approccio che è sempre molto di contatto e manuale.

Un approccio chirurgico che frequentemente in sala operatoria ha bisogno del coinvolgimento di più soggetti e l’attenzione alle dotazioni di protezione non può avere precarietà per nessun operatore coinvolto, pena il pericolo per tutti.

Queste disposizioni devono essere un bagaglio informativo per tutti gli operatori sanitari e per i loro Sindacati.

Si dovranno utilizzare DPI adeguati in base al rischio di esposizione (ad es. tipo di attività) e alla dinamica di trasmissione dell'agente patogeno (ad es. contatto, gocciolina o aerosol).

Considerando che per la protezione dai virus sono indicati solo i tipi FFP2 e FFP3 oppure N95 secondo la classificazione americana

Ogni operatore sanitario che possa venire in contatto con un paziente contagiato deve essere provvisto di mascherina omologata Ffp3, camice monouso idrorepellente, guanti e occhiali di protezione

Per la notevole diffusione sul territorio dovremmo avere le stesse precauzioni dei confermati anche per i sospettati, e quindi anche loro dotati di adeguata DPI.

Si dovrà controllare che Ospedali pubblici e privati blocchino gli interventi non urgenti per ridurre i possibili contagi, verificando che non vi siano ritorsioni sul personale per mancato ossequio ad indirizzi non rispettosi della legge da parte delle diverse Direzioni.

Negli Ospedali Pubblici e privati devono essere eseguiti solo trattamenti ambulatoriali e di ricovero non differibili, come indicato dagli indirizzi ministeriali.

Anche per la chirurgia degli espianti deve essere impedita quella che non preveda la immediata utilizzazione degli organi espiantati. Proibendo di mettere a rischio il personale sanitario ad essa preposto.

I pazienti visitati in questo periodo devono essere tracciabili per almeno i successivi 14 giorni a tutela del personale sanitario venuto a contatto.

Anche al fine di evitare interventi inappropriati si richiede che gli ortopedici siano utilizzati secondo la propria specializzazione. Ove si richiedesse, per l’emergenza, una disponibilità in una differente disciplina, dovrà essere prevista, con formale ordine di servizio, anche manleva da responsabilità professionale, tranne che per dolo, rinunciando ad ogni possibile rivalsa.

Ogni Regione dovrà prevedere con pubblica informazione la guida protetta al rientro del medico guarito dal contagio Covid-19

Questa Associazione Sindacale ritiene che, dalle informazioni derivanti dal territorio, non si possa non diffidare ogni livello di responsabilità amministrativa dall’adempiere alle tutele previste per il personale, dichiarando la propria disponibilità a difendere i propri iscritti, in ogni opportuna sede, per le conseguenze derivanti dalla non osservanza delle norme di tutela della salute per gli operatori e per le loro famiglie.

Il Presidente Nuova A.S.C.O.T.I.. On. Dott. Michele Saccomanno

La Nuova Ascoti richiama il Governo, i presidenti delle regioni e i direttori generali delle Asl al rispetto della salvaguardia della salute, della vita degli operatori sanitari e delle loro famiglie. Gli ortopedici sono al fronte con tutti gli altri. La popolazione ci chiama eroi, ma chi ci governa non puo' trasformarci in martiri. Pretendiamo di essere tutelati, seconde le migliori pratiche internazionali, nello svolgimento del nostro lavoro. Del fatto che abbiamo il migliore Servizio Sanitario al mondo la politica se n'e' fregiata, ma dobbiamo essere trattati con dignita', e non mandati allo sbaraglio". E' quanto scrive in una lettera aperta Michele Saccomanno, presidente della Nuova Ascoti, a nome di tutti gli ortopedici italiani. "Secondo le direttive OMS ogni lavoratore sanitario dovrebbe avere una scheda-intervista della ASL per stabilire la categoria di rischio del medico: se sia stato nella stessa casa o stanza con pazienti successivamente positivi al Covid-19 o se si sia mai incontrato a meno di un metro con questi - aggiunge Saccomanno - In questi casi il medico va considerato come tutti gli esposti al possibile contagio e, quindi, va ricostruita la sua storia personale con le proprie patologie e le modalita', inclusi i contatti accidentali con liquidi biologici, annotando la frequenza degli incontri e valutando il tipo di protezione usata durante tutti i possibili contatti.

Per l'ortopedico, cui il traumatizzato arriva per trasferimento - sottolinea il presidente Saccomanno - e' fondamentale che le direzioni sanitarie abbiano definito e controllato le procedure per la valutazione del grado di rischio del paziente. L'ortopedico in ambulatorio e nelle consulenze in Pronto Soccorso deve essere messo in condizione di agire in sicurezza, con dotazioni di DPI adeguate, in un approccio che e' sempre molto di contatto e manuale. Un approccio chirurgico che frequentemente in sala operatoria ha bisogno del coinvolgimento di piu' soggetti e l'attenzione alle dotazioni di protezione non puo' avere precarieta' per nessun operatore coinvolto, pena il pericolo per tutti". "Si dovra' controllare che ospedali pubblici e privati blocchino gli interventi non urgenti per ridurre i possibili contagi, verificando che non vi siano ritorsioni sul personale per mancato ossequio ad indirizzi non rispettosi della legge da parte delle diverse direzioni - continua la lettera - Negli ospedali pubblici e privati devono essere eseguiti solo trattamenti ambulatoriali e di ricovero non differibili, come indicato dagli indirizzi ministeriali. I pazienti visitati in questo periodo devono essere tracciabili per almeno i successivi 14 giorni a tutela del personale sanitario venuto a contatto". "Anche al fine di evitare interventi inappropriati, richiediamo che gli ortopedici siano utilizzati secondo la propria specializzazione. Dove si richiedesse, per l'emergenza, una disponibilita' in una differente disciplina, dovra' essere prevista, con formale ordine di servizio, anche manleva da responsabilita' professionale, tranne che per dolo, rinunciando ad ogni possibile rivalsa", conclude Saccomanno.

L’anticipazione, da un minimo di 50mila a un massimo di un milione di euro nel rispetto delle disposizioni Banca d’Italia sul credito ai consumatori, viene concessa a fronte della cessione del TFS secondo le modalità previste dalla legge e precisate nella circolare Inps n. 12/2011.

24 FEB - È stata sottoscritta oggi in Roma, nella sede di piazza Montecitorio, una convenzione tra Nuova Ascoti, sindacato degli ortopedici e traumatologi italiani, e Banco Bpm sull’anticipazione del trattamento di fine servizio a medici iscritti.

L’anticipazione, da un minimo di 50mila a un massimo di un milione di euro nel rispetto delle disposizioni Banca d’Italia sul credito ai consumatori, viene concessa a fronte della cessione del TFS secondo le modalità previste dalla legge e precisate nella circolare Inps n. 12/2011.

Con l’accordo, firmato dal presidente degli ortopedici Michele Saccomanno e dal dottor Marcello Saitta per Bpm, la banca si impegna ad esaminare le richieste degli aventi diritto e ad esprimere il proprio parere in merito alla concessione dell’anticipo delle somme nel più breve tempo possibile dal ricevimento della richiesta, corredata dell’intera documentazione di supporto relativa alla fase istruttoria, riservandosi di valutare in totale autonomia il merito creditizio dei richiedenti.

Gli ortopedici provvederanno a notificare all’Inps, a tutti gli effetti, la cessione del credito e che l’utilizzo del fido di conto corrente per anticipo del TFS potrà avvenire solo dopo che l’INPS avrà formalmente comunicato a Banco BPM la propria accettazione della cessione del credito.

“Ministro Speranza, un suo predecessore, Renato Balduzzi, dopo il giuramento al Quirinale, si presentò in Commissione Igiene e Sanità del Senato per illustrare le linee programmatiche dell’azione di Governo ed esordì con una sintesi sul SSN di due parole: ‘Occorre manutenzione’. Sembrò un’intuizione confortante facendo presagire la voglia, che credo tutti i ministri abbiano, di darsi da fare, di essersi accorti di uno spazio di lavoro per rimettere in cammino un servizio che stenta a mantenersi nell’ambito dell’efficienza utile e accreditata dai più, non solo in Italia, ma nel mondo”.

E’ quanto dichiara Michele Saccomanno, presidente del sindacato degli ortopedici Nuova Ascoti a margine dell’audizione del ministro della Sanità, Roberto Speranza, oggi in Parlamento.

“Noi ortopedici, le auguriamo che possa far di più che manutenere un sistema sull’orlo di una crisi che ne potrebbe compromettere i principi universalistici e le qualità funzionali indispensabili. Il SSN va riorganizzato con un progetto globale, abitato dalle proprie professionalità scientifiche, che non hanno bisogno di un egualitarismo livellato in basso, ma di una tensione costante che premi i diversi aspetti professionali, esaltando l’unitarietà dell’opera sanitaria con le peculiarità specialistiche ed una chiara gerarchia clinica decisionale - ha aggiunto - I soldi? I finanziamenti? Servono per una formazione qualificata, per giusti compensi (che non ci sono) e adeguate tecnologie, ma il tutto nell’ambito di un progetto di corretta allocazione di risorse umane, strutturali e tecnologiche”.

“Dobbiamo fermare in Sanità l’arte italica dell’arrangiarsi. Non è dignitoso, per i professionisti impegnati nella tutela della salute, svolgere il proprio lavoro come un possibile pericolo per una inadeguata risposta al paziente ed una possibile incriminazione del proprio operato, in mezzo a turni massacranti e a silenzi obbligati da gestioni politico-economicistiche del bene primario da tutelare”, ha sottolineato Saccomanno che ha concluso:

“Caro Ministro, utilizzi la forza di un giovane pensiero ed apra la sfida di una riorganizzazione globale del sistema salute. Non si culli sulle singole eccellenze che abbiamo, luoghi per pazienti e professionisti privilegiati, ma abbia l’ardire di programmare una Sanità universale degna di questo nome per l’Italia intera. I medici, gli ortopedici li avrà al Suo fianco”.

(ANSA) - ROMA, 8 NOV - "La riforma del pronto soccorso così come è stata pensata è priva di una visione globale del sistema di accesso agli ospedali e del trattamento completo del paziente". Ad affermarlo è Michele Saccomanno, presidente del sindacato degli ortopedici Nuova Ascoti.

"Non si può non tenere conto, nell'ottica di una radicale 'ristrutturazione' dei pronto soccorso di 3 fattori che noi ortopedici riteniamo fondamentali, come il personale, tecnologie e luoghi dedicati. Senza questi 3 elementi, non si può immaginare che il paziente starà meno tempo al pronto soccorso", aggiunge.

"E' necessario prevedere una via differenziata per il ricovero ordinario medio-grave e il ricovero d'urgenza. Non si possono bloccare le tecnologie sull'urgenza tenendo gli altri pazienti in attesa per 24 ore. Bisogna confrontarsi con i medici che sono sul fronte e non pianificare riforme a tavolino senza ascoltare i medici e tutte le componenti interessate", sottolinea il presidente del sindacato.

"Serve rivalutare anche i tempi del turn over delle degenze ospedaliere e degli stessi posti-letto. Di questo passo, rischiamo di mettere una toppa peggiore del buco", conclude Saccomanno.

Siamo all’assurdo. Proprio adesso ci si ferma sul più bello. Sembrava tutto ormai pronto, invece esistono ancora problemi per l’operatività del cumulo gratuito dei contributi per i professionisti, introdotto dall’ultima legge di stabilità.

Anche la firma della convenzione fra Inps e Adepp, l’associazione delle casse private, che appariva l’ultimo ostacolo presente sul percorso, non è sufficiente a superare il disaccordo sul costo di gestione delle singole pratiche, quantificato in euro 65 per ogni pratica.

L’Inps ha invitato le singole Casse a sottoscrivere una convenzione quadro con ripartizione dei costi in misura proporzionale alle rispettive quote di pensione erogate. L’Adepp, dal canto suo, ritiene che le Casse debbano farsi carico delle quote di pensione di propria competenza e dei relativi oneri, come era previsto per le pensioni in totalizzazione, secondo quanto previsto dalla convenzione Inps in vigore dal 2007, ancor più oggi che, con l’estensione del cumulo alle casse professionali, lo Stato ha riconosciuto all’Inps un maggior finanziamento.

Dopo un’attesa lunga un anno, la piattaforma informatica dell’Inps resta inattiva e l’iter normativo non è ancora terminato. Le singole casse devono firmare convenzioni singole con l’Inps, anche se hanno già provveduto a rendere i propri regolamenti compatibili con le nuove disposizioni e si attende il rilascio, da parte di Inps, di una procedura automatizzata per la gestione delle domande.

Nel frattempo che l’Inps e le Casse non trovano la quadra su chi debba accollarsi i costi di gestione delle pratiche, molti professionisti hanno abbandonato il loro lavoro confidando nell’immediata pensione, ma in effetti, continuano ad aspettare senza stipendio e senza pensione fino a quando sarà fatta chiarezza sulla ripartizione dei 65 euro.
Michele Saccomanno, presidente del sindacato degli ortopedici Nuova Ascoti

Venerdì 20 ottobre 2017
15.45 - 17.30 presso la Sala Baaria

SESSIONE FEMOR
FEMOR e l'impegno in Africa degli ortopedici italiani

Moderatori:
Dott. Claudio Sarti Segretario Nazionale Nuova ASCOTI
Prof. Donato Vittore Vicepresidente Nuova ASCOTI

15.45 Saluti e introduzione
Prof. Giuseppe Sessa Presidente SIOT
On. Dott. Michele Saccomanno Presidente FEMOR

16.00 Cosa può essere FEMOR per ortopedici italiani: riflessioni
Dott.ssa Antonella Blasimme Fondazione FEMOR
Avv. Elisabetta De Castro Fondazione FEMOR

16.15 Testimonianze dall'Africa
Dott. Federico Santolini Ortopedico cooperante Fondazione FEMOR
Dott.ssa Barbara Musciagli Cooperante Fondazione FEMOR

16.45 Un medico venuto a formarsi dall'Africa per lavorare in Africa
Video testimonianza dott. Emile Balubuka medico congolese

17.00 I nostri specializzandi ad Addis Abeba: il punto con Cuamm
Don Dante Carraro Direttore Ong-Onlus "Medici con l'Africa Cuamm"

17.15 Conclusioni

Sito ufficiale dell'evento SIOT 2017

È stata sottoscritta in Roma, nella sede nazionale del Patronato Acli, una convenzione tra Nuova Ascoti, sindacato degli ortopedici e traumatologi italiani, e il Patronato Acli, ai sensi della legge 152 del 2001 “Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale”.
Con l’accordo, firmato dai due presidenti, Michele Saccomanno per Nuova Ascoti, ed Emiliano Manfredonia per il Patronato Acli, si intende avviare una collaborazione, così come deliberato nell’ultima riunione del direttivo del sindacato degli ortopedici, per i servizi di consulenza, patrocinio e tutela degli iscritti, “relativamente alle prestazioni e ai benefici previsti dalle leggi in materia di previdenza e assistenza obbligatoria complementare”.

“Il Patronato Acli, per la sua estesa struttura territoriale e quale istituto di patronato tra i più rappresentativi in Italia, nell’ambito dei propri compiti istituzionali, presterà gratuitamente assistenza tecnica e patrocinio medico-legale agli iscritti a Nuova Ascoti per il conseguimento, nei confronti degli enti previdenziali pubblici e privati, delle prestazioni e benefici di qualsiasi genere previsti da leggi, statuti, o contratti regolanti la previdenza obbligatoria e complementare assumendo la loro rappresentanza avanti agli organi collegiali di liquidazione di dette prestazioni o collegi di conciliazione”, si legge in una nota congiunta.

Tra gli altri punti della convenzione, l’art. 3 prevede che “Ai fini dell’otti- mizzazione dei rapporti e per una migliore integrazione operativa dei servizi di consulenza previdenziale e di patrocinio e tutela degli iscritti a Nuova Ascoti, il patronato Acli si impegna a istituire, laddove sussistano positive condizioni organizzative, dei recapiti permanenti con presenza di personale del patronato stesso all’interno delle sedi o strutture di Nuova Ascoti”.
“Esprimiamo tutta la nostra soddisfazione per l’accordo sottoscritto tra due realtà importanti del nostro Paese, il patronato Acli e Nuova Ascoti, in rappresentanza di tutto il mondo degli ortopedici italiani”, hanno dichiarato i presidenti Saccomanno e Manfredonia.

Ortopedici da tutta Italia a Milano nel prossimo fine settimana per la prima sessione dei corsi di formazione 2017.

L'iniziativa su Organizzazione sanitaria in ortopedia alla luce della nuova legge sulla responsabilità medica è promossa dalla fondazione Femor, che riunisce gli ortopedici associati in Siot (società scientifica) e Nuova Ascoti (sindacato), da anni impegnata anche in missioni umanitarie in Congo, Sierra Leone ed Etiopia.

In programma relazioni di avvocati, docenti universitari, medici ed esperti in management sanitario.

Nella due giorni sarà anche presentata la recente convenzione sottoscritta da Nuova Ascoti con Acli sulle prestazioni e i benefici previsti in materia di previdenza e assistenza obbligatoria complementare.

L'inizio è fissato per venerdì (ore 16.30), all'Istituto Ortopedico Gaetano Pini.

Il termine dei lavori è previsto per sabato mattina.

Mercoledì, 15 Febbraio 2017 14:51

Scadenza adesione ricorso specializzati 2017

Il sindacato degli ortopedici Nuova Ascoti, ha deciso nel corso del direttivo tenutosi in data 11.02.2017 in Roma, con riferimento all’offerta formulata per i propri iscritti che volessero partecipare al ricorso collettivo per ottenere il dovuto compenso per gli anni di specializzazione, di indicare come termine ultimo per la raccolta della documentazione utile al fine di incardinare la procedura il 25 Febbraio 2017, vista la possibile prescrizione per tale azione che, pare potrebbe concretizzarsi il 7 marzo 2017. Si ricorda essere un’ottima opportunità, valutando sia il gran numero di sentenze favorevoli ai medici ricorrenti sia la bassa percentuale prevista a titolo di compenso legale agli avvocati, ovvero solo il 5% in caso di esito positivo, rimanendo a carico della N.A. le spese vive necessarie per il deposito del ricorso.

Unica condizione necessaria per poter usufruire della tutela legale gratuita offerta dalla Nuova Ascoti rimane essere l’iscrizione al sindacato e la permanenza di tale stato sino alla conclusione del giudizio, pena il pagamento integrale delle somme sopportate dalla N.A. per l’azione intrapresa.

All’uopo, si fa presente che, per poter dare inizio concretamente all’azione giudiziaria, è necessario fornire ai legali del sindacato la seguente documentazione:

  1. Richiesta di adesione al ricorso;
  2. Procura alle liti in favore degli Avv.ti Elisabetta De Castro e Roberta Perna;
  3. Certificato di laurea in carta semplice;
  4. Certificato storico di specializzazione ( per ciascuna specializzazione conseguita) in carta semplice attestante il tipo di specializzazione, la durata del corso e l’anno di immatricolazione e di conseguimento;
  5. Copia del documento d’identità e del codice fiscale.

Il ricorrente si impegna a comunicare ogni variazione del proprio domicilio fino alla conclusione del ricorso, pena decadenza dell’offerta.
La documentazione dovrà pervenire presso la sede della Nuova Ascoti, Largo Clinio Misserville,7 - 00144 Roma, a mezzo raccomandata A/R.

Per ogni chiarimento o per l’aggiornamento sul corso delle cause è possibile contattare i legali ai seguenti numeri telefonici:
Avv. Elisabetta De Castro Tel: 347-1887088 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Avv. Roberta Perna Tel: 06-3216476 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il Presidente della Nuova Ascoti
On. Dott. Michele Saccomanno

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